(17/6/26) La Biblioteca del Collegio di Santa Maria dell’Anima, a Roma, ha ospitato ieri la presentazione del volume Joseph Ratzinger e il Concilio Vaticano II (Cantagalli, 2026). Si tratta di un luogo assai significativo, come ha evidenziato nel suo saluto introduttivo il rev. Michael Max, rettore della Chiesa e del Collegio di Santa Maria dell’Anima, dato che proprio nei locali della Biblioteca si riunivano i vescovi tedeschi che partecipavano al Concilio.
Curato dai sacerdoti e docenti Sameer Advani e Leonardo Pelonara, il volume riunisce gli interventi di una giornata di studi svoltasi l’anno scorso all’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, nel sessantesimo della conclusione del Vaticano II, per comprendere “il contributo di Ratzinger al Concilio e soprattutto la sua interpretazione del Concilio per il mondo di oggi”, ha spiegato Advani.
Don Roberto Regoli, presidente della Fondazione Ratzinger, ha richiamato come “Ratzinger non è un teologo del passato, un fatto storico da studiare volgendo lo sguardo indietro, ma è qualcuno che parla ancora all’oggi. E con questo Centenario che stiamo celebrando come Fondazione, non ci stiamo occupando semplicemente dell’eredità di Ratzinger, che è indubbiamente importante, ma ci stiamo anche preoccupando del futuro, cioè di quello che Ratzinger può ancora dire con il suo pensiero agli attuali dibattiti teologici, filosofici, comunque nello spazio pubblico”.
Lea Amodio ha portato i saluti della redazione di Ratzinger Class, progetto interdisciplinare, divulgativo e multimediale nato sul finire dell’Anno Santo e proiettato al Centenario di Benedetto XVI.
Il cardinale Gerhard Ludwig Müller, già prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, curatore dell’Opera Omnia di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI, all’inizio della sua lectio ha notato che “difficilmente si trova un tema più interessante del rapporto di Joseph Ratzinger con il Concilio Vaticano II”, spiegando che “uno dei più grandi teologi del nostro tempo fu coinvolto nel Concilio in tutte le sue vesti, iniziando come perito nella preparazione del Concilio e nella stesura dei suoi documenti più importanti, in particolare la Costituzione sulla Divina Rivelazione, e poi nella sua attuazione come professore di teologia con commentari fondamentali, culminando nel suo ruolo di cardinale prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, dove fu responsabile della risoluzione delle interpretazioni controverse del Concilio”.
Soffermandosi sul volume, il cardinale ha osservato che “tutti i 18 saggi di questa raccolta affrontano la corretta ermeneutica del Concilio, un movimento di riforma in continuità con l’intera storia della Chiesa, dalla prospettiva di Joseph Ratzinger nelle quattro fasi del suo lavoro teologico sopra descritte. I suoi contributi al Concilio su 1250 pagine – esclusi i suoi discorsi da Papa – sono raccolti nel volume VII della sua Opera Omnia”. E ha citato un passaggio dalla prefazione dello stesso Benedetto XVI al volume dei suoi scritti sul Concilio: “I vescovi si consideravano discepoli nella scuola dello Spirito Santo e nella scuola della cooperazione reciproca, ma anche servitori della Parola di Dio, vivendo e agendo nella fede. I Padri conciliari non potevano e non volevano creare una Chiesa nuova e diversa. Non avevano né l’autorità né il mandato per farlo. Erano Padri del Concilio con diritto di voto e di decisione solo in quanto vescovi, cioè sulla base del sacramento e nella Chiesa del sacramento. Non potevano e non volevano creare una fede diversa o una Chiesa nuova, ma solo comprenderle entrambe più profondamente e quindi rinnovarle veramente. Pertanto, un’ermeneutica della rottura è assurda, contraria allo spirito e alla volontà dei Padri conciliari”.
Questo perché, secondo il cardinale Müller, “il Concilio Vaticano II è una sintesi della fede cattolica completa e incontaminata, così come emerge dalla Rivelazione ed è stata affidata alla Chiesa, e dell’analisi della situazione spirituale e morale del nostro tempo alla luce del Vangelo. Rimangono le domande fondamentali dell’esistenza umana: il senso della vita e il nostro destino dopo la morte. E il Concilio dà la risposta che ha ricevuto direttamente da Dio: che Gesù Cristo è la luce e la salvezza di tutti i popoli, e che la Chiesa non è semplicemente dispensatrice di idee religiose e programmi sociali, ma che la Chiesa in Cristo è sacramento della salvezza del mondo, e che attraverso il Vangelo e i sacramenti trasmette all’umanità la vita divina, e il Corpo di Cristo di cui il Figlio di Dio stesso è il capo”.
Il volume – hanno spiegato i curatori – costituisce il primo testo della collana “Studi Ratzingeriani”, in un cammino che l’anno prossimo prevede un nuovo convegno a cinquant’anni dal celebre saggio di Ratzinger sull’escatologia e nel ventennale della sua Enciclica Spe salvi.
L’incontro è stato promosso da Ratzinger Class, in collaborazione con la Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger-Benedetto XVI, l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e le Edizioni Cantagalli ed è stato moderato da Chiara Bertani, docente e borsista della Fondazione Ratzinger.
Luca Caruso
