“La pace va cercata con giustizia e verità, rispettando le vittime”

Intervista a César Mauricio Velásquez

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César Mauricio Velásquez, già ambasciatore della Colombia presso la Santa Sede, giornalista e dottore in comunicazione della Pontificia Università della Santa Croce di Roma, sarà uno dei relatori del Convegno “Il rispetto per la vita, cammino per la pace”, che avrà luogo a Medellín il 23 e 24 ottobre prossimi. Nato proprio a Medellín, l’ambasciatore Velásquez ha rappresentato il suo Paese durante il pontificato di Benedetto XVI. Attualmente è membro della Commissione di Conciliazione Nazionale della Chiesa in Colombia, e ha partecipato ai negoziati e al processo di pace con i gruppi armati presenti nel Paese.

Ambasciatore, com’è stata l’esperienza dei negoziati?

La Commissione di Conciliazione è costituita nella maggior parte da persone che servono il Paese esercitando la loro professione: ci sono ministri, dirigenti d’impresa, rappresentanti delle forze sociali e altri che hanno aiutato il processo di pace negli ultimi 18 anni, nei negoziati con i gruppi della guerriglia (FARC e ELN), i paramilitari e le forze di “autodifesa”. Nella Commissione ho imparato a conoscere la realtà della violenza e a cercare delle soluzioni che prendano spunto da una visione cristiana della vita.

Come vede oggi la situazione del suo Paese, nei negoziati tra il governo colombiano e le FARC a Cuba?

La risposta farà parte del mio intervento al Convegno di Medellín. Papa Francesco e il Papa emerito Benedetto ci hanno dato molta luce per vedere con realismo e speranza questo processo, ma non dobbiamo dimenticare che senza giustizia e verità non è possibile una pace stabile. Non serve una “pace a buon mercato”, che poi rimane soltanto sulla carta. Tutti vogliamo la pace, certo, ma sulla base della verità e della giustizia.

Durante il suo mandato di ambasciatore presso la Santa Sede, parlava di questi temi con Papa Benedetto XVI?

Sì, certamente. Papa Benedetto XVI ha sempre seguito con interesse, speranza e anche dolore, la situazione della Colombia. Lui sapeva del denaro proveniente dalla droga, della disuguaglianza sociale, della corruzione e della mancanza d’impegno da parte di alcuni settori politici del Paese, che sono la causa delle nostre tragedie odierne. Ricordo che nel giugno del 2012 ricevette in Vaticano sei persone che erano state tenute sotto sequestro per 14 anni nella selva. Mi domandò per tre volte quanto era durata la loro prigionia e alla fine disse: “Se un giorno senza libertà è già tanto, come si possono sopportare 14 anni?”. Rimase molto addolorato davanti alle sofferenze di tante persone in Colombia. Papa Benedetto ha sempre pregato per la vita e la libertà dei sequestrati.

Che significato ha per lei la scelta della Fondazione Ratzinger di tenere quest’anno il suo Convegno internazionale in Colombia?

Si tratta di un gesto di fiducia e di vicinanza verso i colombiani. Benedetto XVI, da Pontefice, desiderava visitare il Paese per essere vicino e portare conforto a tante persone che hanno subito violenza. È stato sempre accanto alle vittime – come adesso anche Papa Francesco – chiedendo rispetto per la vita e per la libertà delle persone. Considero il Convegno della Fondazione Ratzinger a Medellín come un messaggio di Papa Francesco e del Papa emerito Benedetto a tutti i colombiani che cercano la giustizia e la pace, che provano rispetto e solidarietà per le vittime, che amano la verità e la sincerità fraterna.

Che ricordo conserva del Papa emerito Benedetto XVI?

Joseph Ratzinger è stato un Papa umile e sereno. La storia lo ricorderà come un grande teologo e predicatore che ha reso accessibile il contenuto della fede cristiana a tutte le persone. Non gli piacevano i protagonismi inutili. Durante il mio impegno come ambasciatore, non mi sono mai abituato ad essere tanto vicino al Papa. Per me è stata sempre una fortuna, una grazia: gioivo ogniqualvolta che lo vedevo e lo ascoltavo. Penso che non dobbiamo mai abituarci alla sapienza dei grandi personaggi. Benedetto XVI è stato un Papa riservato – non distante –, ma sempre gentile e amabile. Era un piacere ascoltarlo e parlare con lui. Possiede lo sguardo dell’amico fedele che esige, sì, ma con bontà.

Luca Caruso

Policias Col liberados. Saludo a Benedicto - Copia
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